Casa Don Puglisi
Il nostro segreto?
SIAMO UNA FAMIGLIA
All’inizio c’è stata una chiamata!
Per donne in difficoltà con i loro figli non c’era nulla.
Dal 1990 ci siamo fatti Casa per loro: è nata la Casa di accoglienza, poi intitolata nel 1997 a don Puglisi. Lui, con l’educazione, strappava i bambini e i giovani alla mafia. Questa, ha pensato di ucciderlo, ma lui vive! E continua a ricordarci che l’amore vero fa fino in fondo. Nella Casa l’amore ricevuto fa dire ai bambini: “Abbiamo un segreto: siamo una famiglia”. E, per far ripartire nella vita, abbiamo pensato al lavoro!
Da qui, dal 2005, la Cooperativa don Puglisi, con i nostri laboratori dolciari in cui vengono inseriti anche le nostre mamme e persone fragili.
Mamme accolte
Bambini aiutati
Volontari coinvolti
"Forse non possiamo cambiare il mondo,
ma possiamo porre segni che orientano"
– amava dire don Puglisi
La storia della Casa
1990Idea della Casa
L’appello di Dio ci visita nell’altro, si attiva una solidarietà corale e prende vita l’idea della Casa1997Il nome di don Pino Puglisi
La Casa è nei locali del Seminario in Via Carlo Papa e prende il nome di don Pino Puglisi2005Cooperativa e Laboratori
Nasce la Cooperativa don Puglisi e si avviano i laboratori dolciari2010Nasce 'Crisci Ranni'
Nasce il cantiere educativo Crisci ranni e si comincia a progettare percorsi per le scuole2019Nascono 'La Bottega' e 'Villa Polara'
Aprono La Bottega di Casa don Puglisi (dolceria, focacceria, bar, gelateria, pasticceria e libreria) e la casa per ferie Villa Polara
I nostri prodotti sono artigianali, fatti con il cuore e con le mani. “Qui il fine è buono, ma lo è anzitutto il prodotto” – amava dire Lina, la maestra dolciaria che ha avviato i laboratori.
Biscotti di mandorla, ‘mpanatigghi, squisiti, panettone a Natale e colomba a Pasqua con il lievito madre e tanti altri biscotti dicono qualità, tradizione, solidarietà. La nostra cioccolata modicana, poi, è fa con massa di cacao del progetto di sostenibilità ambientale “Three Mountais Cocoa” in Ghana. E la mescolanza con lo zucchero fa pensare alla vita: amara spesso, ma poi dolce se si riceve affetto. Che pensiamo debba essere pure al centro di una politica vera e di un’economia civile con al centro il bene comune e, tra i beni, quelli relazionali.
Come amava dire don Puglisi, “Se ognuno di noi fa qualcosa, possiamo fare molto!”
Nel nome di don Pino
La Casa è, non casualmente, intitolata a don Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. La sua morte violenta è stata il risultato della sfida lanciata nel quartiere Brancaccio di Palermo: lì, don Pino voleva sottrarre bambini e giovani al potere mafioso, facendoli crescere a “testa alta”.


Sulle orme di Don Pino: fermezza e tenerezza
Ispirati da Don Pino Puglisi, abitiamo i luoghi della fragilità, dalle crisi degli adolescenti all'integrazione culturale. La nostra bussola è il cristianesimo dell'essenziale:
Parola, Pane e Poveri.
Non è solo un metodo, è la scelta quotidiana di donare se stessi per l’altro.
Le radici e gli orizzonti
A Casa Don Puglisi il nostro agire è guidato da due bussole: il Vangelo e la Costituzione.
Ci ispira il motto della scuola di Barbiana: "I care" (mi sta a cuore). Non facciamo semplice assistenza, ma incontriamo persone e creiamo relazioni che restituiscono dignità.
Il nostro cammino si fonda su due pilastri:
- Il Vangelo, che ci insegna a scorgere Dio nei volti degli ultimi e proclama beati i miti, i puri di cuore, coloro che cercano la giustizia.
- La Costituzione, che ci chiama alla responsabilità e alla solidarietà, impegnandoci a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono un’uguaglianza effettiva e una partecipazione di tutti alla vita del Paese.
Ispirandoci alla cultura umanistica , promuoviamo un’economia civile dove nessuno è escluso, convinti che " uscire insieme dai problemi " sia l'unica forma di vera politica .


Ispirati dai grandi testimoni e simboli della nostra terra e della nostra storia coltiviamo bene comune!
- Con Giorgio La Pira, vogliamo scorgere e custodire l’anima della città e promuovere percorsi di economia civile e di cittadinanza, soprattutto insieme alle nuove generazioni che il “sindaco santo” considerava “come le rondini che annunciano la primavera”.
- Con don Pino Puglisi vogliamo andare fino in fondo nell’amore, coltivando il linguaggio della speranza che ci fa uscire dalla rassegnazione e ci chiede di sempre osare la pace con coraggio.
- Nella nostra collocazione mediterranee, accogliamo l’invito a coltivare un pensiero mediterraneo che mette al centro la convivialità delle differenze e la pace e abitiamo il Val di Noto come terra delle continue rinascite e di una bellezza a trecentosessanta gradi (paesaggio, mare, urbanistica, monumenti, cultura ma anche tanti segni di solidarietà).
Consideriamo il mondo come una Casa comune , in cui tutti siamo chiamati a vivere la fraternità e coltivare la giustizia. Nella memoria di Tesfom Tesfalidet, giovane migrante morto dopo aver subito tante violenze che portava in tasca due poesie tanto belle, vogliamo “chiederci, per essere effettivamente fratelli, notizie gli uni degli altri” e guardare alla storia sì come “archivio di ingiustizie” ma con la certezza che “con Dio vinceremo”, che alla fine il giudizio sarà sull’amore e ci saranno “cieli e terra nuova in cui abiterà per sempre la giustizia”.






